Publisher: PEOPLE

  • Genova oltre Genova. L’alternativa ai G8 era possibile, ora è urgente

    Genova oltre Genova. L’alternativa ai G8 era possibile, ora è urgente

    Sono trascorsi venticinque anni dal G8 di Genova. Un G8 di repressione e sangue. Quei giorni sono passati alla storia ma oggi venti milioni di italiani non ne hanno avuto un’esperienza diretta o indiretta. Eppure, i valori portati in piazza dal popolo noglobal, gli stessi che un tempo indicavano un altro mondo come possibile, oggi sono diventati necessari. Di più, urgenti. Quel vertice non concluse nulla e lasciò che le condizioni planetarie peggiorassero, dalle ingiustizie sociali allo strapotere della finanza. La gestione criminale della piazza ha inferto una ferita non rimarginabile, che ancora getta ombre sulle forze dell’ordine. Un nuovo orizzonte, allora, lo indica proprio Genova. Per difenderci dalla reazione sovranista, che vuole abbattere anche la solidarietà tra gli umani. Dal G8 a domani comincia un’altra storia.

  • Fascistissima

    Fascistissima

    Esattamente cent’anni fa, nel 1926, entrò in vigore in Italia un robusto pacchetto di leggi, regolamenti, ordini prefettizi e decreti che abolì la libertà di stampa e rese i giornali servi del fascismo. Mussolini organizzò e scatenò una morsa letale, che impedì agli italiani di essere informati per quasi due decenni. L’unica verità divenne la sua: per questo nessuno si accorse che il Paese era in rovina (finanziaria e sociale), né della repressione di ogni forma di opposizione. Per questo ancora oggi i figli e i nipoti di quegli italiani insistono nel dire che Mussolini, tutto sommato, fece solo qualche errore. Il volume di Giovanni Mari passa in rassegna ogni mossa ordita dal regime per uccidere la stampa italiana, il fiero tentativo dei giornalisti di resistere, le pubbliche denunce sui quotidiani e in Parlamento puntualmente ignorate anche dalla monarchia, che assistette impassibile all’annientamento della categoria e della libertà tutta.

    «Allora e oggi, sia chiaro: la libertà di stampa non cade da sola. Cade quando chi può impedirne la morte sceglie di guardare altrove. Quando l’autorità preferisce la quiete alla verità. Quando il silenzio diventa politica. In quel vuoto, la dittatura trova la porta aperta. È successo allora, sotto gli occhi di tutti. Succede ogni volta che si ripete la stessa sequenza: minacce, delegittimazione, impunità, silenzio.»